Alessandro Farhad Mohammadi e lo Startup Studio MAMAZEN

da | Apr 12, 2023

Nella decima puntata podcast de “Il salotto dell’imprenditoria innovativa” Alexandre Campra dialoga con Alessandro Farhad Mohammadi. Classe 1976, consegue la laurea triennale in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino prima di buttarsi nel digitale. Con 12 anni di esperienza nel settore, ha gestito il team di vendita di Bakeca.it e ha successivamente coordinato quello di Glamoo.com come Direttore Commerciale, seguito da un exit a Pagine Gialle. Co-Founder di Pony Zero, 6 milioni di euro di revenue nel 2017 ed exit nel 2018. Business Angel, membro del Club degli Investitori, Farhad fa parte del board di Studiohub assieme ad Alex Maleki (Idealab) e Elliot Parker (High Alpha), nomi di spicco degli Studio a livello internazionale.

Farahad, puoi spiegare a chi ci ascolta che cosa si intende per Startup Studio: a che cosa servono, come funzionano e in che cosa si differenziano da incubatori e acceleratori.

Uno startup studio principalmente è una fabbrica di start up, mentre un incubatore aiuta a far nascere le imprese quando sono ancora allo stato embrionale e le sostiene mentre muovono i primi passi. Ci sono acceleratori “early stage” e “late stage”; quelli più conosciuti sono i primi, che sono imprese che in cambio di equity o di pagamento di servizi aiutano le startup in fase di primo round ad accelerare e andare a un “investor day” per raccogliere investimenti. Invece uno startup studio è proprio un fondatore di startup che crea dei processi interni per aiutarle.

Qual è il percorso che ti ha portato a fondare lo Startup Studio Mamazen?

E’ un percorso abbastanza lungo nato nel 2011, iniziato ancora prima di lanciare Pony zero. In quel periodo, dato che scrivevo speech per startup nascenti, avevo iniziato a ragionare sui problemi che potevano avere le stesse; dopo aver già lavorato in Bakeka.it, avevo cominciato ad immaginare un acceleratore un po’ più operativo sia per aiutare gli investitori a investire nelle startup sia per fargli capire meglio quali erano i parametri da guardare, le quote da avere e le differenze che ci sono nell’investire in un’azienda tradizionale. Poi ho pensato a dei servizi invece rivolti alle startup, forniti da professionisti (come gli impatti dell’investimento, tutta la parte “commercialistica” che in una startup è diversa) e a come si potrebbe aiutarle in fase di “go to market”. Questa idea si è evoluta nel tempo mentre cresceva la mia esperienza in start up, oltre a quella con Pony zero e al suo exit, fino ad arrivare a realizzare che avrei voluto confondare ogni startup. Infine ho incontrato un mio amico che tornava da Londra, e mentre gli raccontavo la mia visione mi chiese “adesso dopo l’exit cosa fai?” e io gli spiegai che cosa avevo in testa… e lui mi disse “uno startup studio”. Così ho iniziato a intervistare tutti quelli che avevano scritto di startup studio/venture builder (l’altro sinonimo di startup studio) per capire come funzionavano; ne ho sentiti una settantina – c’erano all’epoca circa 150 persone ad occuparsene – ed ho iniziato così a mettere i pezzi insieme, anche poi con Alessandro Mina, per arrivare a costruire quello che sarebbe stato lo Startup Studio Mamazen.

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